CAPOEIRA E CASO DE POLICIA

| storia capoeira | Giu 21, 2016 | No Comments » |

CAPOEIRA E CASO DE POLICIA

Agli inizi del XIX secolo già si comincia a parlare di classe sociale dei “capoeiras”.
La prima menzione del capoeira si trova nella registrazione dell’arresto di Adam, schiavo mulatto, accusato di essere “capoeira”.
Schiavi ed ex-schiavi, infatti, creavano delle maltas, vere e proprie bande che inquietavano le vie di Rio de Janeiro, Recife, Salvador e altre città, divenendo un problema per l’ordine sociale poiché si sparpagliavano per la città, facevano feste e difendevano la loro precaria libertà; a volte avvalendosi della sola agilità muscolare, altre volte con l’abilità nell’uso di coltelli e rasoi: abilità che
contribuì a renderli noti come criminali, malandros (termine che sta a indicare il vagabondo, scaltro e abile nell’ingannare).
I capoeira erano così associati ai delinquenti, divenendo caso de policia, nonostante divennero utili al governo brasiliano con la loro partecipazione attiva (più o meno volontaria) a vari fatti storici: come mercenari durante la guerra del Brasile e dell’Argentina contro il Paraguay; nelle controversie tra monarchici e repubblicani; come aiuto per “convincere” e intimidare gli elettori, etc.
Soprattutto dopo la proclamazione della repubblica (nel 1889), il capoeira conosce una severa repressione.
Nel 1886 si ha il primo progetto di legge rivolto specificamente contro il capoeira:
«Art.1 Usare agilità e destrezza corporale, conosciuta come esercizio del capoeira con lo scopo di fare o provocare disordini, di offendere persona certa o incerta: pene da uno a tre mesi di prigione con lavoro.
Se i delinquenti si trovavano riuniti in maltas: pena da due a quattro mesi di prigione con lavoro.
Se erano armati di qualche strumento o arma offensiva: pena da tre a nove mesi di prigione con lavoro.»
Nel codice penale della repubblica degli stati uniti del Brasile, decreto numero 847, dell’11 ottobre 1890 il capitolo XIII è intitolato “dos vadios e capoeiras” (dei vagabondi e dei capoeiras); l’articolo 402 dice:
«praticare nelle strade o nelle piazze l’esercizio di agilità e destrezza fisica conosciuto col nome di capoeiragem: andare per le strade con armi o strumenti capaci di produrre lesioni corporali, provocando tumulti o disordini minacciando persone certe o incerte…; pena di prigione da due a sei mesi… è considerata circostanza aggravante per il capoeira appartenere a banda o malta…».

Durante questo periodo di repressione del capoeira di strada (tra la fine dell’ottocento e gli inizi del novecento), si ricordano figure quasi leggendarie di capoeiristi come quella di Manoel Enrique conosciuto come Besouro Preto (scarabeo nero, nome attribuitogli per la sua capacità di “trasformarsi” in un insetto per fuggire alle forze dell’ordine), eccellente capoeirista ritenuto dotato di corpo fechado, cioè invulnerabile persino ai proiettili.
Verso la fine di questo periodo si trovano nella letteratura brasiliana, nella misura in cui cambiarono i “padroni” di stile ed argomento, i personaggi del capoeira; ad esempio Placido de Abreu nel 1886 scrisse “os capoeiras”, Aluizo Azevedo nel 1890 scrisse “o cortiço”, Machado de Assis scrisse “bala de estalo” nel 1885, Melo Morais Filho nel 1893 scrisse “capoeira e capoeiragem no rio”…
In seguito, Jorge Amado in “Bahia de todos os santos”, tracciò il profilo di Querido de deus, altra figura leggendaria del capoeira, nell’anno 1944.

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